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I invented the night

A novel

2 

27 luglio 2003

Quel giorno la incontrò.

Il sole tiepido ma deciso del tardo pomeriggio riscaldava l’aria. Il cielo terso di un blu entusiasmante. L’aria era gentilmente mossa da una lieve brezza tiepida.
Era una di quelle giornate in cui non ci si può piangere addosso, in cui non si hanno scuse, se non sè stessi, per la propria inattività.
Era anche una di quelle giornate in cui è legittimo sentirsi felici solo gioendo di una passeggiata con le mani in tasca, guardandosi attorno, senza una meta precisa e un luogo da raggiungere nel più breve tempo possibile.
Molta gente, quel giorno, incontrandosi, si disse che la si poteva considerare una giornata climaticamente perfetta.
Peccato che, essendo un giorno lavorativo, molte persone si trovavano troppo impegnate per fruirne secondo i propri ritmi.
Rincasato in quell’ora in cui la luce del sole sembra un sottile velo di caramello ambrato che si posa sulle superfici dei tetti, degli alberi, delle auto, delle strade scoprì un messaggio in segreteria telefonica.
Era un suo amico che gli chiedeva se, quella sera, gli avrebbe fatto piacere andare ad una festa. La proposta lo entusiasmò e gli sembrò l’ideale in una giornata così bella.
Anche lui, come molti altri quel giorno, si sentiva energico e ricaricato, ottimista, positivo grazie alla splendida giornata e l’idea di sprecarla standosene dentro casa lo faceva rabbrividire.
Anche la serata continuò magnificamente, con la temperatura che sembrava aumentare col passare delle ore.
Il ritrovo era in una casa col giardino, non troppo lontana da casa sua.
Quando arrivò si stupì di trovare molta più gente di quella che aveva immaginato.
In giardino erano state sistemate delle luci e alcune candele illuminavano un paio di tavoli di legno dove alcune persone stavano chiacchierando e bevendo birra dalle lattine.
La porta d’entrata era aperta ed entrò in casa.
“Shiny shiny, shiny boots of leather…”. La musica dei Velvet Underground lo accolse.
Attraverso il corridoio si recò in cucina dove trovò l’amico che aveva lasciato il messaggio in segreteria. Si salutarono, scambiarono quattro parole e le prime lattine vennero aperte.
L’estate era presente in tutte le sue forme quella sera.
Tutti quelli con cui aveva parlato fino ad ora si erano stupiti di quanto velocemente e radicalmente la temperatura fosse aumentata quella sera.
Una piacevole giornata di fragrante tepore ventilato aveva lasciato ora il posto ad una sera molto calda e pesantemente umida.
In cielo una luna enorme e bassa all’orizzonte, rosso cupo, quasi sinistra gravava sulla città.
Una strana, pesante quiete avvolgeva ogni cosa e quasi si aveva la sensazione di essere immersi in una sostanza colloidale, viscosa.
Con la sua birra in mano passò dalla cucina troppo affollata e rumorosa al salotto passando per l’ampio corridoio dove si affacciavano due camere da letto, entrambe aperte e con diverse persone all’interno che ascoltavano musica e parlavano.
Nell’ampio salotto affacciato sul giardino le due grandi porte finestre erano aperte creando una continuità con l’esterno. La gente andava e veniva con bicchieri e lattine in mano e lo stereo continuava a celebrare i Velvet Underground.
Vide, seduta su uno dei divani, una ragazza che conosceva e decise di sedersi vicino a lei dopo averla salutata. Non avevano mai avuto occasione di parlare assieme a lungo ma, nei brevi incontri, si erano sempre salutati manifestando una simpatia reciproca.
Una volta appostato tirò fuori il necessario per confezionare una canna e con calma si mise al lavoro mentre discorreva amabilmente di esami, corsi, materie, professori e quant’altro.
Dopo qualche minuto una ragazza si siede sul divano vicino all’amica la quale presenta i due: “Piacere”.
Appena le strinse mano e si soffermò a guardarla negli occhi si rese conto di essere colpito dalla sua bellezza. Ebbe una forte sensazione di star stringendo la mano ad una persona eccezionale, che lo stupiva per la positività e tranquillità che gli trasmetteva. Sembrava che stesse perfettamente a suo agio con la situazione, le persone. Con il mondo.
Dopo cinque minuti di conversazione a tre l’amica si alzò per recarsi in cucina a procurare da bere, lasciandoli vicini sul divano.
Molto naturalmente continuarono a parlare, divergendo la conversazione da argomenti molto generici a cose leggermente più personali. Lui azzardò di chiederle se apprezzava la musica e lei disse che ama i Velvet Underground.
In un battibaleno passò quasi un’ora in cui si ritrovarono a discutere di musica e libri, film e luoghi.
Lo impressionò soprattutto il fatto che il loro modo di interagire non si basava sul tentativo di auto dipingersi per apparire persone interessanti e intellettualmente attive a tutti i costi, ma anzi, era uno spontaneo e genuino interesse reciproco.
Entrambi si sentivano a loro agio e mentre parlavano intensamente, rispettando e non temendo i silenzi, tutto il resto era sparito.
Al termine della festa lui l’accompagnò a casa e notarono insieme quanto la notte fosse diventata incredibilmente calda e umida.
Si diedero la buonanotte e si baciarono dolcemente.
Quella notte entrambi non dormirono bene. Il caldo soffocante, eccessivo, anomalo e l'elettricità dell'innamoramento lo impedirono.
posted by paquito  # 4:27:00 pm
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