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I invented the night

A novel

3 

1 agosto 2003

Dopo averla chiamata quel pomeriggio si videro per un caffè.
Era la seconda volta che si vedevano dopo quella sera alla festa e appena si incontrarono si diedero un timido bacio sulle labbra.
L’istante immediatamente successivo al bacio lui si soffermò per un impercettibile attimo, ancora con la testa leggermente inclinata di lato, a contemplarla. Era come se volesse immobilizzare, catturare per un brevissimo attimo quel momento.
Lei notò nella stessa frazione di secondo che il loro guardo si era incrociato e intravvide nei suoi occhi l’immobile profondità di un momento tanto sfuggevole quanto perfetto.
Non poteva esserci migliore inizio per un incontro pomeridiano che sarebbe continuato chiacchierando e con la loro prima, reciproca esplorazione.
In qualità di osservatori esterni non possiamo che ritirarci momentaneamente per non svilire con parole inadatte un tale momento e ritrovarli all’uscita del caffè, sorridenti, sereni.
Continuando a parlare e a raccontarsi si diressero istintivamente e senza previa decisione verso il parco, lentamente, di comune, silente accordo.
Erano circa le 18 e il sole stava cominciando la sua lenta procedura di rientro, consistente e rassicurante, abbagliante alle loro spalle, le loro ombre proiettate lunghe, stese ai loro piedi.
La città sembrava contemplare a sua volta il sole, si poteva quasi sentire una correlazione fra i due. Le colline e i tetti, le persone e gli uccelli erano accomunati da questa luce straordinaria, che aveva il potere di proiettare la loro ombra.
Una brezza leggera in città era come di consueto divenuta un vento intenso una volta giunti nello spazio aperto del parco, ora animato da un buon numero di persone.
Camminarono su un sentiero, avanzando senza meta verso l’alto.
Gli alberi frusciavano vigorosamente e i gabbiani sfrecciavano veloci lateralmente con le ali contratte e il ventre colorato d’arancione dal sole.
Raggiunsero la sommità di un piccolo promontorio ricoperto da un’erba molto bassa e fitta, abituata a resistere sotto le raffiche del vento.
Una volta seduti il panorama si apriva in tutta la sua vastità. Il cielo, il mare, gli alberi, le colline, la città. Era tutto lì, ai loro piedi.
Appena sotto una distesa d’erba da dove avevano cominciato la loro salita si apriva enormemente verde. Le persone minute in lontananza intente nelle più disparate attività. Chi stava disteso al sole da solo, chi in gruppo, chi mangiando panini, chi leggendo, ascoltando musica, correndo, parlando.
Come al solito in quella zona c’erano diverse persone con aquiloni, alcuni dei quali anche molto grandi.
La loro serenità nel sentirsi osservatori e parte al tempo stesso di una tale bellezza li permeava donando loro un tepore rassicurante, una tranquillità conteplativa.
Ora stavano parlando poco, si scambiarono un tenero lungo bacio, solo le labbra a creare un contatto.
Dei gabbiani volarono molto vicini a loro urlando forte ed entrambi furono sorpresi dalla cosa. Risero.
Lui si perse col sorriso sulle labbra seguendo i suoi pensieri e le sue emozioni in un dedalo fatto di immagini belle, di cose, persone, volti, luoghi.
Lei respirò profondamente cercando, senza riuscire, di non chiedersi se la persona in fianco a lei fosse Lui.
Entrambi sapevano cosa stava provando l’altro e a loro volta stavano vivendo in prima persona una rivoluzione.
Immediatamente la sua attenzione fu catturata, dapprima in maniera quasi inconscia, dal fatto che, in quel momento, tutti gli aquiloni giù al parco nella spianata d’erba fossero a terra, fermi.
Questa immagine, apparentemente insignificante, progressivamente si insinuò fra i suoi pensieri sempre più insistente finchè, con un veloce scatto nervoso, si tirò su quasi si fosse accorto improvvisamente di qualcosa di importante.
Lei gli chiese cosa avesse visto e lui non disse niente non riuscendo ancora a formulare in pensieri questa strana, stridente immagine.
Era una giornata ventosa come mille altre e gli aquiloni non stavano volando.
Cercò di osservare con attenzione accuendo la vista le persone che in lontananza si davano da fare per cercare di far decollare i loro aquiloni.
Per un attimo ebbe come l’impressione che tutti gli aquiloni del parco, improvvisamente, avessere contemporaneamente smesso di volare.
Si sentì fortemente inquietato da questa immagine e disse distrattamente: “Gli aquiloni...”
Si alzò anche lei e, portandosi una mano alla fronte per ripararsi dal sole, guardò nella direzione in cui lui stava guardando.
Chiese cosa ci fosse di strano con gli aquiloni.
“Non volano”.
“Bè, si vede che giù non c’è vento in questo momento”.
“Gli aquiloni volano anche con pochissimo vento e oggi è una giornata ventosa... Non ti sembra che ci sia qualcosa di strano nel guardare una decina di aquiloni, tutti immobili in terra come nella giornata con meno vento dell’anno?”
Subito dopo aver detto queste parole gli sembrò che i proprietari degli aquiloni si guardassero attoniti l’uno con l’altro. Ne vide due vicini scambiarsi delle battute e gesticolare, ma ovviamente non sentì nemmeno il suono delle loro parole a causa della lontananza.
Si risedettero, ma senza distogliere lo sguardo da quella scena assurda.
Lui propose di andare giù a vedere, a sentire se c’era il vento oppure no, a dissipare questa bizzarra immagine dalle loro menti.
Mentre discuterono gli aquiloni si alzarono e molti di loro lo fecero proprio nello stesso istante, cogliendo impreparato chi sentì improvvisamente la corda flettersi e tirare nervosamente fra le dita.
Qualcuno srotolò nuovamente la corda e tornò a far volare il proprio aquilone, inspiegabilmente incapace di volare appena mezz’ora prima.
“Hai notato?” Disse lui con calma.
“È come se la vita fosse tornata improvvisamente in quel pezzo d’erba...”. ribattè lei.
Si girò quasi di scatto a fissarla incredulo di quello che aveva appena sentito.
Era riuscita a dire esattamente quello che ero successo, quello che lui percepiva ma a cui non riusciva a dare una forma.
“È come se la vita fosse tornata improvvisamente...” ripetè pensieroso.
Da lì in poi fu un susseguirsi di teorie per spiegare quello a cui avevano appena assistito e, nonostante apparentemente fosse una cosa spiegabile dalla semplice momentanea assenza di vento in una particolare area di una zona molto vasta, restò in entrambi una sensazione di inspiegabile, di bizzarro, di anomalo.
Ne risero, ma entrambi, prima di addormentarsi ci pensarono, come un segmento sfocato in una giornata di palpitanti emozioni.
posted by paquito  # 4:25:00 pm
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